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L’Italia scopre il fascino dei bunker

SUPERIAMO LA PAURA DELL’ATOMICA

Record di richieste per farsi costruire ricoveri in casa.

E le aziende prosperano: “La gente chiede sicurezza”, ma lo Stato non se ne cura.

In Italia c’è una corsa al bunker privato mossa dalla paura e frenata dal portafoglio. Negli ultimi mesi, dopo l’inasprirsi del conflitto in Ucraina, le minacce atomiche globali, i desideri di espansione di Donald Trump e la campagna per il kit di sopravvivenza di 72 ore promossa dall’Europa, “ormai famiglie e società ci chiamano tutti i giorni, vogliono sapere come fare ad avere un bunker in giardino o in cantina” dice Angelo Cavalieri, ingegnere di Italbunker, società di costruzione.

L’esigenza è quella di avere un rifugio per ogni incertezza e la regola numero uno è “mai dire che stai costruendo un bunker o che ce l’hai, tanto che si firmano accordi di riservatezza con i costruttori e poi si segretano o distruggono i progetti.

Le sei principali aziende italiane che offrono il servizio e la possibilità di realizzare un bunker “antiatomico” coperto da spessissimi muri di cemento armato confermano un aumento delle richieste. Da “Il MioBunker il responsabile commerciale salvatore Fugazzotto spiega che nell’ultimo periodo c’è stato un 30% di progetti, l’azienda ha avuto il 200% delle richieste in più da inizio conflitto in Ucraina e sono una cinquantina i bunker tra quelli realizzati e in corso d’opera. Ne stanno costruendo anche uno di 170 m’ da oltre un milione di euro. “Certo, poi i costi a volte frenano, ma c’è comunque molto interesse, dice.

Oggi le società offrono pacchetti completi: i tecnici fanno sopralluoghi, studiano e si occupano dei permessi – “se ci sono vincoli non si può costruire, ma in generale a 5 metri sotto casa si possono fare” – poi iniziano in segreto i lavori.

Un piccolo “caveau” da usare quotidianamente anche per i propri preziosi parte da 85mila euro, i grandi bunker invece da 4500 euro a metro quadrato “e solitamente ci vogliono circa 150-200mila euro per quelli con stanze varie, delle case sotterranee – spiega Cavalieri di Italbunker.

C’è persino chi ha fatto costruire uno spazio per contenere la jeep e la barca a vela, come dei gioiellieri che volevano proteggere i loro beni.

I modelli più adatti alle famiglie, aggiunge Fugazzotto “all’interno hanno camere da letto, scaffali dove contenere enormi scorte di cibo, bagni con doccia, zone di decontaminazione e persino cyclette per fare sport. Non solo: anche impianti di idroponica per coltivare la verdura o di acqua aponica per i pesci”.

In caso di guerra sono pronti all’uso, in stato di pace diventano sale giochi o luoghi per custodire quadri e preziosi”.

Un’azienda veneta specializzata in costruzioni a prova di radiazioni Bariblock, offre massima protezione in caso di “attacchi chimici e biologici”, ma specifica come finora – nonostante le tante richieste di informazioni ricevute – il lavoro si sta concentrando soprattutto su costruire spazi sicuri in ambienti medicali e ospedalieri, stanze di prova di radiazioni.

Altre che hanno visto aumentare le richieste, come Northsafe nel mantovano, forniscono servizi e componenti per i rifugi protettivi e la sopravvivenza: da cibi e bevande da stivare fino a maschere antigas.

Spesso, racconta Cavalieri le richieste di bunker arrivano da zone specifiche, “in molti casi da persone che abitano vicino a caserme, luoghi di confine o zone sensibili. Di recente ci ha chiamato anche una società vicino all’aeroporto militare di Pratica di Mare”.

Tutte le aziende Intervistate confermano come l’esigenza degli italiani sia il “senso di sicurezza” e si meravigliano che in Italia non esistano rifugi pubblici. “Con questi venti di guerra la gente vuole soluzioni per ripararsi e lo Stato dovrebbe prendersene carico. Sono stupito che dallo Stato non ci abbiamo mai chiamato per ragionare sulla realizzazione di bunker dice Fugazzotto.

Tra l’altro la stessa Bruxelles, di recente, nella sua “Strategia dell’Unione Europea per la preparazione” ha parlato della necessità per i paesi di distribuire mappe dei rifugi pubblici che “in Italia però al di là di quelli vecchi, della Seconda guerra mondiale, non esistono. Sarebbe l’ora di pensare a bunker collettivi, perché la protezione dovrebbe essere per tutti, non solo per chi se la può permettere, chiosa Cavalieri.

Un po come in Norvegia dove hanno appena deciso di “riattivare” i vecchi bunker della guerra fredda. Altrimenti, per ora, per chi non può permettersi fortezze private meglio unire le forze: a Vittorio Veneto nuovi palazzi in costruzione prevedono rifugi antiatomici condominiali per sopravvivere tre mesi senza uscire. Tre quarti degli appartamenti sono già tutti stati venduti.